Notizia del dalla Redazione di Liquida
Se il medico usa per sé i medici che prescrive ai pazienti
In Spagna esiste un programma di recupero e in Italia è già emergenza: oltre 40.000 medici italiani cadono nel tunnel di droghe e alcol per sostenere i ritmi e il peso emotivo della professione
Ritmi insostenibili, competitività tra colleghi, stress emotivo, eccessiva burocratizzazione: e così il medico cerca rifugio nella dipendenza da droghe e alcool per cercare di superare gli ostacoli. Monica Piccini de Linkiesta fa luce su un inquietante fenomeno: oltre quarantamila medici italiani - il 12% dei camici bianchi - abusano di sostanze stupefacenti o di alcol, schiacciati dal peso della professione:
"Secondo il Journal of American Medical Association, la percentuale di dottori con problemi di tossicodipendenza è simile a quella della popolazione generale, ma con conseguenze professionali ben più pesanti, dal momento che un errore in sala operatoria può essere fatale per il paziente".
Secondo Riccardo Gatti, direttore del Dipartimento dipendenze patologiche della Asl di Milano, il problema sarebbe reale, anche se non si può parlare di cifre certe. E - scrive ancora Linkiesta - l'emergenza potrebbe essere arginata grazie a un progetto specifico: come quello di Paola Mora, segretario generale dell'Associazione per la difesa delle professionalità mediche, che ha fondato il Progetto Helper, il corrispettivo italiano del servizio "El Paime" che, all'interno dell'ordine dei medici di Barcellona, funziona ormai da dieci anni.
Il recupero, però non è facile, perché sorge anche un problema di reputazione. Spiega ancora Paola Mora:
"Paradossalmente i medici si ritrovano in una situazione peggiore rispetto agli altri professionisti, perché temono che essere riconosciuti nelle strutture assistenziali apposite abbia ripercussioni sulla propria carriera".