Notizia del dalla Redazione di Liquida
La rivoluzione dei Co.Co.Pro
In arrivo una sorta di salario base e il rafforzamento dell'indennità di disoccupazione per i collaboratori. A prevederlo alcuni emendamenti dei relatori al ddl lavoro depositati in commissione Lavoro del Senato
Potrebbero essere molte le novità relative all'esame del disegno di legge sulla riforma del lavoro in discussione in commissione al Senato.
La prima riguarda i lavoratori atipici con contratti co.co.pro: un emendamento presentato in commissione al Senato prevede per loro una sorta di salario base la cui entità sarà fissata periodicamente con un decreto apposito del Ministero del Lavoro. La somma dovrebbe essere stabilita sulla base di alcuni parametri standard come ad esempio una media tra le tariffe del lavoro autonomo e il salario dei contratti collettivi di lavoro. In caso di perdita del posto di lavoro sarà inoltre stabilito un rafforzamento dell'attuale una tantum che arriverebbe a 6.000 euro nel caso il lavoratore abbia lavorato sei mesi.
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L'intento iniziale, come ha precisato il relatore Treu, era infatti quello di realizzare una mini Aspi (assicurazione sociale per l'impiego) per i lavoratori co.co.pro e similari, ma i vincoli di bilancio del Governo e la mancanza di fondi non lo hanno permesso.
Arrivano novità anche per quanto riguarda la partita IVA per le quali verrà fissato limite minimo di reddito lordo annuo, pari a 18.000 euro, per considerarle reali e non contratti subordinati nascosti.
Per il primo contratto a termine invece salgono da sei mesi a un anno i termini entro cui può essere stipulato senza specificare i requisiti per i quali viene richiesto. Tra le altre novità del ddl lavoro, anche il maggior coinvolgimento dei lavoratori nell’impresa attraverso la partecipazione agli utili e al capitale delle aziende, e la presenza nei Consigli di sorveglianza, con una delega al Governo di legiferare in materia entro nove mesi.
Altra proposta è quella di accorciare le pause fra un contratto a tempo determinato e l'altro come spiega TG la7:
"Se un lavoratore stipula un contratto di sei mesi, e dopo 20 giorni dalla scadenza viene richiamato per stipularne un secondo, quest' ultimo si considera a tempo indeterminato. Per contratti di durata superiore ai sei mesi i giorni la pausa passa a 30 giorni. Con il ddl Fornero sono, rispettivamente, 60 e 90 giorni".
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